L’abito non fa il monaco

Siamo a circa 140 barche da tutto il mondo, 1500 persone sulle banchine di Napoli e Capri; la Regata cresce con la consapevolezza di essere l’Evento che apre la stagione velica del Mediterraneo e festeggia due anniversari importanti: lo Yacht Club Capri compie 20 anni, la la Tre Golfi ben 65. Insieme rappresentano due belle storie di mare e di vela del nostro Golfo, la testimonianza che continuare innovandosi nel solco della tradizione è la ricetta giusta.

Parliamo anche di quella tradizione che si respira nelle sale dei Club ultracentenari – come il Circolo Italia e il Reale Yacht Club Savoia che lo affianca nell’evento napoletano – dove, in queste occasioni, vengono spesso ignorate quelle regole di cui gli antichi yacht club sono (ancora) portabandiera. Così l’apertura del buffet si trasforma in assalto alla diligenza e l’abbigliamento … beh, diciamo che la praticità vince a mani basse sull’eleganza e perfino sul decoro.

Certo per un antico sodalizio svecchiarsi è d’obbligo, come del resto è d’obbligo rispettare usi e costumi di chi ti ospita, pur senza eccedere da una parte né dall’altra. Ricordo un armatore in pantaloni bianchi (bene), scarpe nere (meno bene), blazer con stemma sul taschino e burgee all’occhiello, cravatta, pochette e perfino calze dai colori sociali.

Una sorta di esilarante Gran Pavese che non riusciva a trasformare il Socio in velista, come ritirare un premio in ciabatte e calzoncini non trasforma un velista in campione.

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